
Centro Ricerche. La “Casa del Contadino” sarà visitabile per Monumenti Aperti
Dall’8 al 9 novembre, anche il Centro Ricerche di Storia e Arte – Bitonto, con il suo museo della Civiltà contadina “Spazi della Memoria”, sarà presente alla XXIX edizione di Monumenti Aperti, manifestazione nazionale dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale, promossa e coordinata a Bitonto dal 2018 da Imago Mundi OdV in collaborazione con il comune di Bitonto. A far da ciceroni ai visitatori saranno i ragazzi della scuola secondaria di primo grado paritaria Benjamin Franklin e della scuola primaria paritaria Sacro Cuore. Il Centro Ricerche ormai da anni, in occasione della manifestazione, apre le porte al suo museo, nato per raccontare le radici contadine contadine della comunità e le sue antiche tradizioni popolari. In particolare, sarà possibile visitare una delle sezioni, la “Casa del Contadino”, che ricostruisce i tipici ambienti domestici degli inizi del Novecento (cucina e camera da letto) con i relativi corredi. Sarà, dunque, uno dei 14 monumenti che sarà possibile visitare gratuitamente sabato 8 e domenica 9 novembre, accolti dagli alunni delle scuole coinvolte. Per l’occasione, sarà anche possibile visualizzare il video “Gocce d’Olio”, realizzato dal Centro Ricerche per presentare un omonimo progetto pensato in collaborazione con la fondazione Laforgia di Bari, la fondazione Ravanas e le scuole di Bitonto per riscoprire l’antica civiltà dell’ulivo unendo storia e innovazione.

Santi Medici. Alla vecchia sede un allestimento a cura del Centro Ricerche di Storia e Arte
Un legame antico, quello tra i Santi Medici e la chiesa di San Giorgio. La devozione, il rito, la pietà popolare, il pellegrinaggio senza sosta … tutto inizia qui, nell’antica sede parrocchiale di San Giorgio. La genesi della devozione risale al tardo medioevo e i suoi contorni, prima sfumati, si fanno sempre più netti dal 1733 quando il parroco Giuseppe Carlo Minnuto commissiona ad una bottega napoletana i volti dei due anargiri. Di qui il culto, quindi la processione. Alla morte del parroco, nel 1736, inizia una parentesi trentennale che lacera il legame tra la chiesa e i santi, destinati ad un culto domestico, nella dimora degli eredi Minnuto. A questo punto la storia incrocia la leggenda e i rumori notturni inquietanti, provenienti dal cassone, lì dove erano custodite le due teste dei santi, nel 1766 convincono l’erede Francesco Minnuto a destinare le immagini ad una sede cultuale: non San Giorgio, ma Sante Caterina d’Alessandria. Tra le due parrocchie è disputa, ma nel 1827 ha la meglio ancora la chiesa di San Giorgio che riceve in dono le immagini da Maria Giovanna Tricarico, vedova Minnuto. Tutto il resto (l’intorciata ottobrina, la festa esterna, la spinta devozionale sotto l’episcopato di Aurelio Marena) è storia scritta. Rimane non scritto, ma ancora palpitante, il vincolo tra gli anargiri e la chiesa di San Giorgio. A rinnovare questa memoria, il Centro Ricerche di Storia e Arte – Bitonto, che ha sede nell’antica chiesa detta ‘chiesa vecchia dei santi Medici’, ha curato un allestimento devozionale con l’esposizione delle immagini di Cosma e Damiano, visitabile nelle ore serali. Si ricorda inoltre che durante l’intorciata della terza domenica di ottobre (alle 12.45 circa) è prevista una breve sosta per l’incensazione dei santi anargiri presso l’antica chiesa di San Giorgio.

Centro Ricerche di Storia e Arte: “Non un ulivo in meno”
Intus poma virent. Extra florescit oliva. «Dentro verdeggiano gli alberi fruttiferi, fuori lussureggia l’ulivo» (BCB Mss. A13, c.383). Così Giovanni Francesco Sylos, che nel 1682 rapporta il suo ‘pomario’ al più ampio contesto paesaggistico dell’agro Bitonto. Così il Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto, che, nell’attuale situazione emergenziale del paesaggio olivicolo, chiama ad una scelta di responsabile civismo e di doverosa tutela. Il paesaggio, infatti, è una combinazione non replicabile tra elementi naturale ed elementi antropici. È memoria e proiezione. È identità ed eredità. Il paesaggio siamo ‘noi’. Il ‘noi’ di Bitonto è il reticolo di strade che, dal centro pulsante dell’abitato urbano, si irradia in forma tentacolare verso l’agro; è la cattedrale romanica intorno a cui gravitano, come satelliti, chiese, palazzi nobiliari e sottani senza luce, poveri di arredi, ma ricchi di una umanità operosa, con le mani sporche di terra; è la geografia dei pagliari, delle neviere e delle torri che assicurano riparo, ristoro, difesa al di là della cinta muraria; è il sistema dei trappeti, dei palmenti e dei mulini, cantieri di produttività per una popolazione che profuma di olio, di vino, di pane. Il racconto dei beni culturali di Bitonto e del nostro ‘noi’ potrebbe continuare. Ma si ferma qui. Non si può tacere, invece, il valore dell’ulivo, pianta di identità e di comunità, veicolo di benessere e garanzia di libertà. A questo antenato vegetale, che si fa giovane rampollo nelle pieghe della storia, il Centro Ricerche di Storia e Arte vuole prestare la sua voce per gridare l’irrinunciabile valore storico-culturale, oltre che antropologico ed economico, della distesa degli uliveti che abbraccia il centro urbano di Bitonto, di Mariotto e di Palombaio. Le minacce al paesaggio olivetato avanzano con un ritmo che desta preoccupazione e portano nomi diversi, tutti ugualmente temibili. Gli impianti agrovoltaici e gli ecomostri generati dalla transizione ecologica, non meno della infestante xylella, rischiano di devastare il territorio di Bitonto sfigurandolo in modo irreversibile. E a rimanere sfigurato non sarebbe soltanto l’agro, con le irrimediabili conseguenze sul piano economico. Un albero di ulivo in meno è una cicatrice che concorre a sfigurare un intero sistema in cui riconosciamo anche la cattedrale ed il torrione, il palazzo Vulpano e il monastero delle Benedettine, il ponte di Santa Teresa e la via Appia-Traiana, la villa comunale e il museo archeologico, la zona artigianale e l’incommensurabile patrimonio immateriale fatto di lingua, consuetudini stili di vita e di pensiero. Ne riviene l’urgenza di una tempestiva riflessione e di una oculata applicazione di tutti gli strumenti funzionali alla tutela del paesaggio, che è innanzi tutto identità: dalla Convenzione Europea del Paesaggio al D.L. 22 gennaio 2004, fino al Piano Paesaggistico Regionale. In queste parole, nessuna polemica, nessuno schieramento partitico, nessuna dietrologia nostalgica. Solo la constatazione di uno stato emergenziale da monitorare e sanare nelle sedi opportune, da condividere e da gridare. Non un ulivo in meno!

Online “Gocce d’olio” video dedicato al museo della civiltà contadina “Spazi della Memoria”
In occasione della prima edizione di IncantEVOle (19-21 settembre 2025), festival dedicato all’olio extravergine di oliva, e del Premio Ravanas promosso dall’omonima fondazione, il Centro Ricerche di Storia e Arte ha presentato il video “Gocce d’olio”, ora disponibile sul canale YouTube dell’associazione (link diretto). Il filmato valorizza il Museo della Civiltà Contadina “Spazi della Memoria”, ospitato nella chiesa di San Giorgio, sede del sodalizio, che conserva oltre seimila reperti, tra cui numerosi oggetti legati alla storia dell’artigianato locale e dell’oleoartigianato: fiscoli, sacchi di iuta, ceste, ruote per la realizzazione di corde e tanto altro. Il video è realizzato da Michele Cotugno, con un testo a cura di Carmela Minenna, presidente del Centro Ricerche, e Marino Pagano. La voce è di Alex Bartolo. Alla realizzazione hanno collaborato Vincenzo Sannicandro ed Emanuele Bulzis. Hanno contribuito anche Franco Robles, proprietario delle fotografie d’epoca utilizzate nella realizzazione del video, e Damiano Stellacci, per le riprese all’interno del Trappeto del Feudo Gentile. Sempre nell’ambito della tre giorni di IncantEVOle, il Centro ha contribuito anche all’allestimento della mostra “Olio d’artista” nel Torrione Angioino, dedicata a Franco Sannicandro, che ne fu ideatore e curatore, proposta per la prima volta nel 2018 grazie a Vincenzo Sannicandro e alla famiglia dell’artista. Il Museo della civiltà contadina “Spazi della Memoria” è visitabile contattando il Centro Ricerche di Storia e Arte all’indirizzo info@centroricerchebitonto.com

L’architettura vernacolare dei borghi della Piana di Metaponto nell’ultimo libro della collana “Il Grifo”
Dal Centro Ricerche di Storia e Arte – Bitonto arriva un nuovo e interessante lavoro destinato ad arricchire la ricerca storiografica locale. Si tratta del libro di Angela Diceglie “I borghi della Piana di Metaponto. L’architettura vernacolare come patrimonio culturale”, nuovo volume della collana “Il Grifo”, fondata nel 1994 da Felice Moretti e Franco Cardini. Collana che negli ultimi anni è rifiorita, con nuove importanti ricerche. Edita da Edipuglia, l’opera presenta e indaga la trasformazione dei modelli edilizi vernacolari caratteristici della Piana di Metaponto, attraverso un’approfondita analisi delle forme architettoniche tradizionali, e mostra come l’architettura vernacolare sia un fenomeno culturale, storico ed ecologico, risultato di un processo collettivo di conoscenza ed evoluzione adattiva, che riflette non solo le condizioni climatiche e geologiche, ma anche le trasformazioni storiche, economiche e sociali di un territorio. L’autrice, Angela Diceglie, è professoressa di Restauro e conservazione dei siti archeologici all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Tra le sue precedenti pubblicazioni, figurano “Paesaggi di Puglia. Conoscere per conservare” (Progedit, 2023); “Il castello di Santo Stefano a Monopoli in Puglia. Archeologia per l’architettura” (Gangemi Editore, 2018); “Madonna di Grottole. La conservazione di un sito archeologico” (Aliante, 2007).

Le pergamene della Biblioteca Rogadeo nel nuovo volume della collana ‘Il Grifo’
Dal Centro Ricerche di Storia e Arte – Bitonto arriva un nuovo e interessante lavoro destinato ad arricchire la ricerca storiografica locale. Si tratta del volume “Le pergamene della Biblioteca Comunale Eustachio Rogadeo di Bitonto. Regesti (1204-1420)”, sedicesimo volume della collana “Il Grifo“, fondata nel 1994 da Felice Moretti e Franco Cardini, che rappresenta un passo importante nel recupero e nella valorizzazione di un patrimonio documentale che, altrimenti, rischierebbe di restare nell’ombra. Collana che negli ultimi anni è rifiorita, con nuove importanti ricerche. Il volume, che si avvale di un attento studio e della paziente ricerca negli archivi condotti da Stefano Milillo, Cecilia Minenna e Michele Devanna, oltre che di un valido contributo di Diego de Ceglia, alimenta l’impegno decennale del sodalizio volto a riscoprire e valorizzare le radici profonde della città di Bitonto e dei territori vicini, concentrandosi principalmente sulle pergamene della famiglia Rogadeo, una ricca testimonianza di un periodo storico che ha visto la città di Bitonto fiorire sotto il profilo sociale, economico e culturale. L’opera permette di inserire i documenti storici in una possibilità di analisi e contestualizzazione più ampie sulla storia di Bitonto. I regesti delle pergamene qui pubblicati, risalenti al periodo che va dal 1204 al 1420, sono uno spunto fondamentale per comprendere, non tanto e non solo, la storia di una famiglia ma anche i mutamenti economici e sociali che hanno attraversato la città nel tempo. La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo del Ministero della Cultura (Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali).
