Esistono le storie scritte e le storie non scritte. Esistono poi le storie raccontate

 

Sono le storie che non sono restituite dalla manualistica tradizionale e che forse mai nessun manuale accoglierà tra le sue pagine. Sono le storie che traggono efficacia dalla simbiosi dei codici comunicativi e dalla circoscritta lapidarietà del messaggio.

Il cartoncino ritagliato nel più classico formato tessera 10×7 cm è documento di un’era, quella della carta stampata, che nella seconda metà del XX secolo ha toccato livelli apicali di produzione e di diffusione. Le tessere, dunque, sono indicatori socioantropologici che accompagnano l’irrompere dell’industria tipografica in una società sempre più alfabetizzata e sempre più attrezzata per la fruizione di volantini, manifesti, brochure e persino sacchetti per la spesa, tutti stampati col più classico carattere ‘capitale’ fino alle più fantasiose proposte dei font su pc. Oggi, in una società cambiata per la forza dirompente di un bit, la tessera sociale che continua ad essere stampata su cartoncino, lancia un guanto di sfida ad una nuova era, quella della dematerializzazione che, dall’alba del XXI secolo, rischia di essere un’era senza consistenza materica e, forse, senza identità.

La tessera, invece, è identità, non solo perché è la voce di un’era, ma perché è anche e soprattutto il segno di una appartenenza

Attraverso il vettore delle tessere sociali passa anche la storia cinquantennale del Centro Ricerche di Storia e Arte che, istituito a Bitonto nel 1968, nasce e continua a proporsi come ente di promozione, tutela e salvaguardia della Bellezza.

Il Centro Ricerche è infatti il racconto di una bellezza variamente declinata. Una bellezza che sa parlare il linguaggio ora dell’arte, ora dell’archeologia, ora della musica, ora del territorio e tanti altri linguaggi ancora. Sono, questi, i linguaggi che il sodalizio ha individuato come campi di elezione entro cui perseguire le finalità statutarie. Finalità che un esiguo manipolo di appassionati cultori ha fatto proprie e ha proposto, come patto di valenza ‘civica’, alla città e alla comunità.

E le tessere sociali sono ad illustrare gli svariati capitoli di una storia ultracinquantennale. Non scritta, ma vissuta sempre in prima linea, fra le pieghe della comunità civica, al fianco. Mai in simbiosi con i mestieranti della cosa pubblica. Come singoli capitoli, per l’appunto, le tessere raccontano la raffinata e mai sterile attenzione del sodalizio per il bene culturale.

Per il Centro Ricerche, bene culturale è innanzi tutto archeologia, come racconta la prima tessera ‘figurata’ del 1974: dopo le prime tessere completamente amorfe, un cratere a colonnette inaugura la lunga serie delle tessere figurate e ancora sussurra l’eco delle campagne di scavo che, forse con inadeguatezza professionale, ma sempre con passione, i soci hanno seguito nell’area necropolare della città.

Bene culturale è arte

O, più nello specifico, la produzione iconografica a parete, come l’affresco medievale raffigurante san Francesco d’Assisi che riceve le stigmate nell’omonima chiesa di Bitonto (tessera 1997), oppure su tela, come il Contadino di Puglia tratteggiato da Gaetano Spinelli (tessera 1976). Bene culturale è anche il palpitare del cuore alle note di un raffinato cultore e maestro di musica quale è stato ed è Tommaso Traetta che il Centro ha ricordato con la tessera commemorativa negli anni 1977 e 1979.

L’azione del Centro Ricerche ha saputo estrinsecarsi non solo sul piano della memoria e della conoscenza, ma anche su quello della salvaguardia e del recupero. In questa prospettiva si orienta la titanica opera di valorizzazione della chiesa di S. Francesco d’Assisi che, riprodotta in tessera negli anni 1981, 1996,1997 e 1998, ha inaugurato la proficua stagione del recupero, restauro e riapertura di numerose sedi cultuali da tempo abbandonate.

L’elenco delle strutture risanate e restituite alla fruizione pubblica sulla scia della campagna di sensibilizzazione del Centro Ricerche sarebbe fin troppo lungo. non può passare sotto silenzio, tuttavia, la chiesa di S. Giorgio martire, sede attuale del sodalizio (tessere 2007 e 2009). E sempre nella prospettiva della salvaguardia si collocano i numerosi appelli, talvolta rimasti inascoltati, spesso coronati da successo, per il recupero di affreschi (cfr. affresco mariano del XV sec. Tessera 2015) o di complessi architettonici urbani o rurali in abbandono (cfr. Loggiato Sylos Calò, tessera 1982; taverna di Gerardo, tessera 1998; iazzo murgiano, tessera 2004).

Nella piena consapevolezza che una comunità si racconta anche attraverso oggetti, utensili e strumenti della quotidianità.

Ecco nel 2006 la tessera che racconta l’istituzione del Museo delle Tradizioni Popolari. Un patrimonio di cultura e di civiltà che, attraverso scivande e valanzbine, amuildde e quartèure, vòtte e traiòine, blocca, nell’eterno fluire della storia, la parentesi temporale che, a cavallo tra prima guerra mondiale e secondo dopoguerra, segna il passaggio dalla ruralità vissuta come esperienza esclusiva alla ruralità come scelta possibile.Ma l’esperienza cinquantennale del sodalizio si sostanzia anche del rapporto, mai interrotto, con i centri di divulgazione scientifica e con l’ambiente accademico che, attraverso la voce della rivista Studi Bitontini (tessera 1999), proietta il Centro Ricerche di Bitonto sugli scenari più accreditati della ricerca metodologicamente fondata e lo inquadra, di diritto, tra i centri più prestigiosi di promozione culturale, in una dimensione locale e sovralocale.

Sarebbe difficile individuare un campo di indagine entro cui non si sia espressa la multiforme versatilità del Centro Ricerche

Ancor più arduo, forse, isolare un segmento temporale che sia stato trascurato dall’iniziativa e dalla lungimirante progettualità del sodalizio. La stagione degli studi prende le mosse dalla storia antica per irrompere con significativa insistenza nell’età medievale. Che, attraverso un mare di pietre parlanti (cfr. Ambone di Nicolaus. Tessera 1987), l’inquietante bestiario medievale (tessera. 2000) e la ieraticità di icone mariane (tessera. 2012) che già trasudano di rinascimentale umanità, ha incantato studiosi ed appassionati.

E poi, a seguire, l’età moderna. Con un patrimonio vastissimo di artisti, letterati e uomini di cultura. Età che ha assicurato alla città dell’ulivo una posizione di spicco nel più ampio panorama storicoculturale dell’Italia meridionale. Per finire con la stagione più recente, quella che ha traghettato Bitonto e il suo popolo di ‘terroni’ nei 2 conflitti mondiali (tessera 2015).

Cinquanta tessere, dunque, per cinquanta e più anni, vissuti per la storia e nella storia, in bellezza e per la bellezza.

Carmela Minenna

Testo tratto dal volume “Cinquant’anni di cammino con la Bellezza“, edito in occasione del cinquantenario del sodalizio (2018).